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domenica 9 agosto 2020  
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IL CIRCO CONDANNATO DA UNA LOBBY POTENTE

Qualcuno ha fatto notare su queste pagine come alla manifestazione anti circo del 28 dicembre ci fossero meno di 40 persone e quindi come l'animalismo oltranzista non riesca certo a radunare le folle. La cosa è certo vera, ma se si considera che tra le 32 persone presenti (bambini esclusi) c'erano ben cinque consiglieri comunali, allora si può comprendere che il peso della manifestazione sia stato assai maggiore di quanto tre decine di persone possano rappresentare. I politici, per convinzione o per convenienza, strizzano sempre più l'occhio ad animalismo e ambientalismo urbano e poco conta quanto queste ideologie siano in realtà contraddittorie, assurde e in generale anti umane, oltre che totalitarie.

Il circo, da anni, viene di fatto criminalizzato da questi animalisti, che lo hanno preso di mira identificandolo in una specie di 'lager' per i loro beniamini (scrivo tra virgolette la parola 'lager' per rispetto a chi in certi campi è stato imprigionato). In verità gli animali dei circhi sono oggi trattati in modo uguale o migliore della gran parte degli animali allevati in Italia. Ma questo non conta e non importa. Il circo è diventato un simbolo da abbattere. Lo scalpo del circo, per certe associazioni, è ormai un obbiettivo di caccia da ottenere ad ogni costo per esser poi esibito quale grande raggiungimento sulla strada del riconoscimento dei 'diritti animali' (anche qui virgolette d'obbligo data la scivolosità estrema del tema).

Mentre gli animali del circo si esibiscono alle Tagliate e mentre i gestori e i lavoratori del circo stesso debbono sorbirsi i cartelli e gli striscioni, a poca distanza dal piazzale Don Baroni e per la precisione in piazza Napoleone, altri animali vengono tenuti in gabbia e venduti. Per fortuna degli ambulanti i pasionari animalisti e i loro amici politici non paiono intenzionati ad andare a rompere le mele anche tra i banchetti di piazza grande.

Mentre i gestori e i lavoratori del circo debbono sorbirsi i cartelli e gli striscioni, la gran parte dei lucchesi si apprestano a mangiarsi il cotechino e lo zampone. Anche tutti questi lucchesi e con loro gli allevatori di maiali non si attendono rotture di mele da parte dei pasionari e dei politici. Eppure io, che non sono animalista e che amo tanto zamponi, biroldi e prosciutti, avrei molto da ridire su certi allevamenti di porci e di polli. Su certi allevamenti, sia chiaro, non sull'allevamento in generale, che mi pare cosa buona e giusta.

Mentre i gestori e i lavoratori del circo debbono sorbirsi i cartelli e gli striscioni, in Italia fiorisce l'allevamento equino. I cavalli da concorso ippico vivono in box nei quali non possono neanche girare su se stessi. Due volte al giorno questi cavalli vengono fatti uscire per allenarsi (schiavitù???). Alla domenica questi cavalli vengono caricati su un van e si fanno (come gli animali dei circhi) i loro bravi chilometri per partecipare, volenti o nolenti, ai concorsi. Per loro fortuna anche allevatori di cavalli, fantini, amazzoni e tutti gli spettatori dei concorsi non si attendono rotture di mele da parte dei pasionari e dai politici. Meno male dico io, in quanto il rapporto tra cavaliere e cavallo è ottima cosa, come lo è quasi sempre il rapporto tra domatore e cavalli dei circhi.

Naturalmente gli animalisti oltranzisti risponderanno che deve cessare ogni forma di allevamento e che i loro beniamini debbono tornare in un supposto (e immaginario) eden naturale in cui saranno liberi di scorrazzare a loro piacimento. Per chiudere rispondiamo anche a questa eccezione. Intanto partiamo dal presupposto che esistono centinaia di razze animali, selezionate dall'uomo per essere allevate (eugenetica criminale???) che non sarebbero in nessun modo in grado di sopravvivere in un ambiente selvaggio. Queste razze (molte di cani!!), o le si fa estinguere, oppure le si continua ad allevare. Oltre a questo va poi ricordato ai cari animalisti che la natura non è un eden. Un cavallo o un bovide selvatico, in natura, devono fare i conti con i predatori. Capita spesso che queste bestie vengano predate dai lupi o dagli orsi (lasciando perdere i 'paradisi esotici' forse vaneggiati dagli animalisti urbani) e subire una tale predazione vuol dire essere ammazzati lentamente a morsi o a zampate. Una morte naturale quanto orrenda. Siete così sicuri dunque che agli animali allevati convenga vivere in natura? E poi, diciamocelo chiaro, anche il costringere un cane o un gatto a vivere in un appartamento, a farsi pettinare il pelo o a dormire con il padrone potrebbe, con il vostro metro, esser considerata una forma di tortura. O no? Forse dovreste ripensare a molti dei vostri dogmi cari animalisti.

Un saluto al circo, che forse presto sparirà come voi, che siete totalitari e prepotenti, pretendete. Prima che sparisca ci permettiamo di godercelo ancora per i minuti che restano, considerando che esso discende da una storia millenaria e umanissima.


W IL CIRCO!!

Anonimo - inviato in data 30/12/2019 alle ore 7.53.37 -

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