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giovedì 9 luglio 2020  
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I DANNI PRODOTTI DAL CINIPIDE DEL CASTAGNO VANNO VALUTATI CON ATTENZIONE

In questa stagione i castagni stanno emettendo le nuove foglie e come ogni anno si parla dei danni prodotti dalle galle dovute al cinipide (Dryocosmus koriphilus). Dare una valutazione sulla presenza e sui danni prodotti dal cinipide del castagno richiede però un’analisi attenta della situazione e soprattutto il tener conto di alcuni dati che i ricercatori cercano di render noti al mondo dei selvicoltori e degli appassionati.
In primo luogo va detto che l’introduzione del parassitoide Torymus sinensis (l’insetto buono che si nutre delle larve del cinipide) non può produrre la scomparsa del cinipide stesso, ma può solo limitarne numericamente la presenza. In natura infatti è molto difficile che il predatore distrugga totalmente la popolazione della sua preda e ciò per il semplice motivo che, mancando la preda, il predatore stesso dovrebbe estinguersi. Quindi, anche dopo i lanci del Torymus, le galle ci saranno sempre, probabilmente con annate o periodi di maggior infezione ed annate di minor presenza del problema.
Chiarito questo aspetto si deve aggiungere, che per valutare quale sia l’effetto delle galle sulla fogliazione e sulla fioritura si deve aspettare ancora qualche giorno, infatti è ancora troppo presto, dato il periodo stagionale, per poter osservare la completa crescita e distensione delle foglie e quindi anche per valutare in pieno la posizione e l’effetto che la presenza delle galle può avere non solo sulla chioma, ma anche e soprattutto sull’allungamento dei nuovi rametti.
Infine deve essere chiarito un aspetto importantissimo, che purtroppo viene spesso trascurato. Se si osservano piante coltivate in modo corretto ed in buon stato di salute, si vede che esse reagiscono molto meglio all’attacco del cinipide rispetto alle piante che versano in cattivo stato vegetativo. I meccanismi fisiologici che permettono ai castagni di reagire al cinipide sono tutt’ora oggetto di studio, ma è un fatto che allo stato attuale le zone d’Italia in cui la coltivazione del castagno è praticata con maggiore attenzione ricorrendo alle corrette potature, alla concimazione e quando possibile gestendo castagneti siti in luoghi poco soggetti alla siccità, i risultati sono di gran lunga più incoraggianti. E’ quindi molto fuorviante valutare l’impatto del cinipide su castagneti in totale abbandono e siti in luoghi che, con il cambiamento del clima, sono ormai eccessivamente caldi e secchi. Spesso in questi luoghi si ha una maggior infestazione anche di altre malattie, ad esempio il cancro corticale. Fatalmente, in tali situazioni, anche se i lanci del Torymus sono stati fatti, si osserveranno molte galle in grado di danneggiare pesantemente le foglie e i nuovi rametti.
Sarebbe molto importante che gli enti preposti facessero un serio sforzo per diffondere le buone pratiche di coltivazione, in mancanza delle quali, con i patogeni presenti e le condizioni climatiche attuali, lo stato di salute dei castagni non può che risultare mediocre.




Istituto per la Documentazione sul Castagno e la Ricerca Forestale - Lucca

Anonimo - inviato in data 18/05/2020 alle ore 8.03.44 -

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